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“È solo un po’ di infiammazione, passa da sola”.
Marco ha continuato a giocare a padel per settimane con questo pensiero. Il dolore al gomito aumentava, stringere la racchetta era sempre più difficile, fino a quando ha iniziato a sentire fastidio anche nel girare la maniglia della porta o nel sollevare la borsa della spesa. A quel punto ha capito che non era più un semplice “indolenzimento”.

Se ti ritrovi in questa storia, probabilmente stai facendo i conti con l’epicondilite, il famoso “gomito del tennista”. La buona notizia? Nella maggior parte dei casi è possibile guarire e tornare alle proprie attività senza doversi fermare per mesi, se affrontata nel modo giusto.

In questa guida vediamo cos’è davvero l’epicondilite, perché viene, cosa succede se la ignori, come la fisioterapia ti può aiutare e cosa puoi fare tu, ogni giorno, per favorire il recupero.

Che cos’è l’epicondilite (gomito del tennista)

L’epicondilite laterale è una tendinopatia dei tendini che si inseriscono sulla parte esterna del gomito, in una zona chiamata “epicondilo”. Sono i tendini dei muscoli estensori del polso e delle dita, quelli che usi ogni volta che:

  • stringi con forza un oggetto
  • alzi qualcosa con la mano in presa
  • usi il mouse per ore
  • colpisci una pallina con racchetta, pala o mazza

Il nome “gomito del tennista” può trarre in inganno: non colpisce solo chi gioca a tennis. È molto frequente anche in chi pratica padel, squash, arrampicata, ma anche in idraulici, muratori, parrucchieri, baristi, impiegati che usano tanto il computer.

In parole semplici: il tendine viene messo sotto stress ripetutamente, si irrita, perde qualità e inizia a far male.

Come si manifesta: i sintomi da non sottovalutare

All’inizio i segnali possono essere lievi, quasi banali:

  • dolore localizzato sulla parte esterna del gomito, che compare quando stringi qualcosa o sollevi un peso
  • fastidio nel ruotare una maniglia, aprire una bottiglia, prendere un oggetto dal baule dell’auto
  • sensazione di debolezza nella presa, come se il braccio “non tenesse”

Col passare del tempo, se il sovraccarico continua:

  • il dolore può irradiarsi lungo l’avambraccio
  • diventa difficile usare mouse, racchetta, attrezzi da lavoro
  • anche movimenti semplici della vita quotidiana iniziano a dare fastidio

Spesso il dolore è molto preciso se tocchi un punto sull’osso, proprio sull’epicondilo. È uno dei segni tipici.

Perché viene l’epicondilite: le cause più comuni

L’epicondilite non arriva “dal nulla”. Di solito è il risultato di una serie di fattori che, sommati, portano il tendine a cedere. I più frequenti sono:

Sovraccarico ripetitivo

È la causa numero uno: gesti sempre uguali, ripetuti molte volte al giorno, per giorni, settimane, mesi. Può essere:

  • il colpo di dritto nel tennis o nel padel
  • il movimento di avvitare/svitare per lavoro
  • l’uso prolungato del mouse con il polso in posizione scomoda

Il tendine, se non ha tempo di recuperare, inizia a “logorarsi”.

Tecnica scorretta o attrezzatura sbagliata

Nel tennis o nel padel, una presa troppo stretta, un’impugnatura non adatta, corde troppo tese, una racchetta troppo pesante o sbilanciata aumentano molto lo stress sul gomito.

Lo stesso vale per gli attrezzi di lavoro: martelli, cacciaviti, pinze utilizzati con forza e senza alternanza.

Debolezza e rigidità muscolare

Se i muscoli dell’avambraccio, della spalla e della scapola sono deboli o rigidi, il carico si concentra ancora di più sul tendine dell’epicondilo.

In altre parole, il gomito lavora per tutti.

Età e tempi di recupero

Con gli anni, i tendini perdono un po’ di elasticità e si riparano più lentamente. Se il carico resta lo stesso di quando avevi 20 anni, ma il tendine non è più lo stesso, il rischio di epicondilite aumenta.

Cosa succede se ignori il dolore

Molte persone, soprattutto se sportive, provano a “stringere i denti” e andare avanti. È comprensibile, ma rischioso.

Se continui a sollecitare il tendine infiammato:

  • il dolore diventa cronico
  • il tendine perde ulteriormente qualità, può degenerare e, nei casi estremi, lesionarsi
  • il braccio perde forza, anche per le attività quotidiane
  • il recupero richiederà più tempo e più impegno

Peggio ancora, inizierai a compensare con altre articolazioni (spalla, polso, collo), rischiando di creare nuovi problemi.

L’obiettivo non è smettere di fare ciò che ami, ma modulare l’attività e intervenire in modo mirato, prima che la situazione sfugga di mano.

Come interviene la fisioterapia sull’epicondilite

La fisioterapia non è “un po’ di massaggio e via”. Un percorso ben fatto segue una logica precisa: capire la causa, ridurre il dolore, rinforzare il tendine e riportarti alla tua vita (e al tuo sport) in sicurezza.

1. Valutazione iniziale: capire davvero il problema

Il fisioterapista parte da alcune domande fondamentali:

  • Quando è iniziato il dolore e in quale situazione?
  • Quali gesti lo scatenano di più?
  • Che lavoro fai? Che sport pratichi? Con che frequenza?

Poi valuta:

  • forza della presa
  • mobilità di gomito, polso, spalla e collo
  • punti dolorosi specifici
  • eventuali compensi posturali

Solo così può costruire un piano su misura, invece di applicare un “protocollo standard”.

2. Fase acuta: calmare il dolore senza spegnere il movimento

In questa fase l’obiettivo non è “allenare”, ma proteggere il tendine e ridurre i sintomi.

  • Riduzione del carico: non vuol dire fermarsi del tutto, ma eliminare o ridurre i movimenti più irritanti, al lavoro e nello sport.
  • Tecniche manuali: trattamenti mirati su muscoli e tessuti dell’avambraccio, spalla e collo per ridurre tensione e migliorare la circolazione locale.
  • Terapie strumentali (se utili): laser, tecar, onde d’urto o simili possono aiutare a ridurre il dolore e favorire i processi di riparazione, soprattutto nelle forme più ostinate.
  • Eventuale fascia per epicondilite: un tutore specifico, usato nei momenti giusti, può diminuire lo stress sul tendine durante le attività.

L’obiettivo è “abbassare il volume” del dolore abbastanza da poter iniziare il lavoro attivo.

3. Fase di recupero: rinforzare il tendine

Qui si gioca la vera partita. Senza un buon programma di esercizi, il miglior trattamento passivo non basta.

Il fisioterapista ti guida in un percorso progressivo che in genere comprende:

  • Esercizi isometrici: contrazioni statiche contro resistenza, senza movimento del polso. Sono utili per ridurre il dolore e riattivare il muscolo in sicurezza.
  • Esercizi eccentrici: il muscolo si contrae mentre si allunga (ad esempio, lasciare scendere lentamente un peso col polso che “tiene”). Sono molto efficaci per stimolare la guarigione del tendine, se eseguiti con i giusti carichi.
  • Rinforzo globale: non solo avambraccio, ma anche spalla, scapola e core. Un braccio ben “collegato” al resto del corpo scarica meglio le forze.

La progressione è fondamentale: si parte con carichi molto bassi, poche ripetizioni, e si aumenta man mano che il tendine tollera meglio lo sforzo.

4. Ritorno allo sport e al lavoro: rieducare il gesto

Quando il dolore è sotto controllo e la forza è migliorata, arriva la fase decisiva: tornare a fare quello che ami, ma in modo diverso.

  • Revisione della tecnica sportiva: impugnatura, tipo di colpo, riscaldamento, frequenza degli allenamenti.
  • Regolazione di racchetta o attrezzi: peso, bilanciamento, impugnatura, corde.
  • Adattamento dei gesti lavorativi: alternanza tra le mani, pause, piccoli cambi di presa o di movimento che riducono il carico sul gomito.

L’obiettivo non è solo far scomparire il dolore, ma evitare che ritorni appena riprendi il tuo ritmo.

Cosa puoi fare tu nella vita quotidiana

Il lavoro del fisioterapista funziona se viene “portato a casa”. Ci sono alcune cose semplici ma molto importanti che puoi fare ogni giorno.

Modula le attività, non fermarti del tutto

Il riposo assoluto, in una tendinopatia, non è quasi mai la scelta migliore.
Più utile è:

  • evitare i gesti che ti fanno molto male (es. sollevare pesi con il braccio teso, colpi violenti in campo)
  • continuare a muovere il braccio in attività che non provocano dolore intenso
  • sostituire temporaneamente alcune attività (ad esempio, nuoto dolce al posto del tennis nelle prime settimane)

Il tendine ha bisogno di carico, ma al livello giusto.

Cura le piccole cose ripetute mille volte

  • Alterna la mano con cui porti borse o spesa.
  • Se lavori al PC, sistema il mouse in modo che polso e spalla stiano rilassati, non in tensione continua.
  • Fai brevi pause: ogni 45–60 minuti, stacca, muovi il braccio, fai qualche esercizio leggero consigliato dal fisioterapista.

Impara qualche esercizio di base

Il fisioterapista ti insegnerà esercizi adatti a te. In generale, spesso vengono inseriti:

  • allungamenti dolci dei muscoli dell’avambraccio
  • leggere contrazioni isometriche
  • lavoro progressivo con piccoli pesi o elastici

L’importante non è fare tanto, ma farlo con costanza e senza superare la soglia del dolore “buono”: un lieve fastidio è accettabile, il dolore forte no.

Quando è il caso di rivolgersi a un professionista

Non serve aspettare mesi. Anzi, prima intervieni, più il percorso è rapido.

Rivolgiti a un fisioterapista se:

  • il dolore al gomito dura da più di 2–3 settimane
  • fai fatica a stringere oggetti, sollevare cose leggere o usare mouse e tastiera senza fastidio
  • il dolore peggiora con l’attività e non migliora con il semplice riposo
  • hai già provato a fermarti, ma appena riprendi sport o lavoro il problema ritorna

È opportuno un consulto medico (oltre a quello fisioterapico) se:

  • il dolore è molto intenso e improvviso
  • ci sono gonfiore marcato, rossore o calore locale
  • compaiono formicolii, perdita di sensibilità o debolezza importante nella mano o nel braccio

In questi casi è bene escludere altre patologie (lesioni più serie, problemi nervosi, ecc.).

Guarire senza rinunciare a ciò che ami

L’epicondilite non è “una condanna” a smettere di giocare a tennis, padel o di fare il tuo lavoro. È un segnale che il tuo gomito sta chiedendo un cambiamento: meno improvvisazione, più equilibrio tra carico e recupero.

Con una valutazione accurata, un programma di fisioterapia mirato e qualche modifica nelle abitudini, è possibile:

  • ridurre il dolore
  • recuperare forza e funzionalità
  • tornare a usare il braccio in sicurezza, nello sport e nella vita di tutti i giorni

Se il tuo gomito ti sta limitando, il passo più utile non è aspettare “che passi da solo”, ma farti guidare da un professionista. Un fisioterapista può aiutarti a capire perché è comparso il dolore, come gestirlo e come tornare in campo – o al lavoro – più forte e consapevole di prima.

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